A Bucarest non c’è niente da vedere.

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A Bucarest non c’è niente da vedere?

Sembra essere un titolo provocatorio volto a contrastare i soliti pregiudizi e stereotipi che spesso si hanno su questa città. Invece no, è un giallo, anzi un noir. Tutto ambientato a Bucarest nei giorni nostri.

L’autore è Federico Collesei, da sette anni docente di lingua italiana in un liceo bilingue, e con la curiosità che contraddistingue noi italiani, ha osservato ogni giorno le varie situazioni, e contraddizioni , di questa città.

Il racconto narra di un omicidio a cui assiste casualmente il giovane Paducel. E l’ispettore Razvan, attraverso le molte ombre di Bucarest, conduce le indagini fino alla fine. Una storia in cui è stato capace di inserire in maniera naturale e diretta la Storia, quella che la Romania cerca di scrollarsi di dosso, ma che resta ancora viva nelle abitudini.

Quando si parla di narrativa rumena, intendo quella tradotta, quindi accessibile a tutti, spesso si  incontrano le solite tematiche rivolte al passato. A questo aggiungo, almeno per la mia esperienza, una sintassi e dei contenuti che richiedono “l’obbligo di transito con catene”, volendo usare una metafora…

Eppure ci sono parecchi giovani e frizzanti autori che meriterebbero di essere tradotti.

Non è facile trovare un testo (in italiano) che descriva la società attuale rumena, dove alla dittatura si è sostituito prepotentemente il consumismo, senza passaggi intermedi. Una società divisa tra ombre e parvenu, nella quale regna incontrastato il mito della BMW (Beeemmve).

Credo che l’autore abbia fatto tesoro delle voci dei ragazzi con i quali quotidianamente ha a che fare. Nipoti, più che figli, della Rivoluzione. E sottolineo il riferimento ai nipoti, in questo paese dove la figura dei nonni ha un ruolo molto significativo. Il grande fenomeno migratorio ha portato questi ultimi in molti casi a sostituirsi ai genitori.

Tutto si svolge intorno al Parco Kiseleff, sotto l’occhio attento del Monumento degli Eroi dell’Aria (Eroilor Aerului), che nel racconto risulta avere un valore simbolico. Come pure lo hanno i corvi, i cani randagi, i bosketari (i ragazzi che vivono nella rete di canali sotterranei), e tutti insieme danno forma ad uno scenario quasi fantastico, piacevolmente surreale….ma non voglio aggiungere altro. Merita di essere letto.

“La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno”, diceva il drammaturgo De Croisset, in altri tempi. Ora viaggiare è facile, ma non sempre si riesce a cogliere l’anima dei paesi che si visitano. La narrativa aiuta!

Il testo, edito dalla ExCogita, è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino 2017, e selezionato da MasterBook, Master di specializzazione dell’ Editoria promosso da IULM.

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

 

 

 

Il museo del Kitsch di Bucarest

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“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare…”, è questo che deve aver pensato Cristian Lica tanto da essere spinto ad aprire il Museo del Kitsch in Strada Covaci, nel cuore di Bucarest.
Per venti anni ha raccolto oggetti di dubbio gusto in giro per la Romania ed ora sono lì a raccontarci un pezzo di storia e di folklore di questa terra.
Ad iniziare con la paccottiglia di Dracula, un vero business per i commercianti, visto che dall’altro lato i turisti continuano (ahimè) a farne incetta…
Segue il kitsch religioso, dove a vedere un tappeto con l’immagine dell’ultima cena, o un crocifisso a led ci si chiede se Umberto Eco sarebbe stato ancora capace di definire queste cose “opere d’arte riuscite male” .

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Il kitsch comunista, con una serie di oggetti sulla propaganda, slogan, testate giornalistiche e altra roba con cui il popolo rumeno ha dovuto convivere per anni, motivo per cui ai locali viene simpaticamente offerta una riduzione sul biglietto.
Animali impagliati ed altri articoli di arredamento che fanno sorridere, qualcuno di essi era anche nelle nostre case, ora con generosità li chiamiamo “vintage”, ma a dire il vero erano brutti anche allora.

 

 

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Il Kitsch zingaro, con le loro ostentazioni, i loro palazzi, che qui si chiamano Kastellos, i cui tetti ricordano le pagode, e dove dentro si può trovare di tutto, dalle maniglie d’oro alle belve feroci in gabbia.
Ma la genialità di Cristian Lica è stata voler scherzare e mostrare ai turisti ( molti giornali stranieri hanno parlato di questo museo) un aspetto della Romania, che davvero fa sorridere. Ogni paese ha una sua tipologia di genere umano le cui caratterizzazioni hanno fatto la fortuna di molti personaggi televisivi.

 

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Regalo di nozze!

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Festeggiamento di un battesimo, arriva la limousine con a bordo la bambina e le madrine.

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Quella rumena è data da Pițipoanca  e Cocalar. Ma chi sono?
piti (2)La  Pițipoanca è facilmente riconoscibile dalle ciglia finte, la cui lunghezza provoca un vero spostamento d’aria, dall’abbigliamento molto appariscente e dall’altezza dei trampoli. La foggia è sempre la stessa, sul ghiaccio in inverno e in piscina d’estate. Si può avvistare ovunque, il suo habitat naturale è la discoteca, ma di solito caccia anche in territori aperti. E’ possibile avvistarla in branchi, nelle toilette dei club, il trucco, di vitale importanza per la sopravvivenza della specie, richiede un impegno costante. Ama farsi fotografare, e se non lo fanno gli altri lo fa da sè, immortalandosi in selfie che poi mette in rete e che dopo una serie di giri è facile che vadano a finire…nel museo del Kitsch!
cocalar (2)Compagno ideale della Pițipoanca  è il Cocalar. Facilmente riconoscibile dalla macchina e dalla pancia, entrambe di grossa cilindrata. Il cocalar ha sempre con sè ingenti somme di danaro, solitamente contanti e voluminosi, che ama mostrare e sventolare.
Camicia semi aperta, collana ed occhiali scuri, tutto rigorosamente griffato.
Avanza solitamente a ritmo di Manele, genere di musica melodica (bandito dagli intellettuali) che ha come rappresentante Florin Salam.
Al pari di un lama peruviano ama sputare, sementi o materiale organico…motivo per cui è bene se capita di incontrarne uno, tenersene ad una distanza di sicurezza.
Ecco un video molto esplicativo su come diventare uno di loro.
Ovviamente abbiamo scherzato nel presentarli così, ogni paese ha la sua “fauna locale”!
La visita termina con una sequenza fotografica che appare su uno schermo, dove l’ideatore del museo si è divertito a mostrare una serie di situazioni e personaggi, in cui il kitsch diventa vero e proprio trash. Immagini per nulla estranee per chi vive da queste parti.

Termino con queste due foto, si tratta di automobili moldave, e non rumene, per sottolineare ancora una volta che il cattivo gusto è in agguato anche oltre confine.

La prima è completamente ricoperta di strass, l’altra è una limousine (Chrysler pt Cruiser) spesso usata per i matrimoni. What else?

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Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

Il Palazzo Mogosoaia e la sua illustre “inquilina”.

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E’ primavera, la natura si risveglia e ricominciano le gite fuori porta.

Uno dei luoghi più amati, ad appena dieci km da Bucarest è il Parco Mogosaia, dove paesaggio e storia armoniosamente si combinano. Un vero paradiso per i bambini, con divertimenti e casette sugli alberi. Caffetterie, ristoranti e enormi aree destinate ai picnic. Mi piace sottolineare che “la gratar” (la grigliata) è uno dei passatempi preferiti delle famiglie rumene. E non solo di queste, visto che il PICNIC-IT è ormai diventato un appuntamento annuale in cui, sotto la regia di Ezio, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, la comunità italiana ama riunirsi per trascorrervi una piacevole giornata sull’erba.

Ma, divertimenti a parte, all’interno di questo splendido parco, si trova il Palazzo Reale, una meta da non perdere.

Fatto costruire agli inizi del ‘700 dal principe di Valacchia, Constantin Brancoveanu, che ha dato origine all’omonimo stile, spesso riproposto in chiese e monasteri, dove gli elementi di architettura islamica e quelli di arte barocca si fondono insieme.

 

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Ma il vero fascino di questo palazzo non è nella sontuosità, di cui, dopo una serie di vicissitudini storiche ne è del tutto privo, ma nella storia della sua più celebre inquilina, Marthe Bibesco.

Questo nome oggi a molti di noi non dice nulla, eppure si tratta di una delle donne più famose e fotografate d’Europa del secolo scorso. Forse, per gli appassionati della letteratura francese il nome Lucile Decaux, pseudonimo dietro il quale si celava, potrebbe risultare più familiare.

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Marthe era bella, ricca, affascinante e colta. I suoi scritti, a soli 22 anni le hanno fatto guadagnare riconoscimenti dall’Académie Francaise. Proust li lodò in termini entusiastici. Era la regina incontrastata dei migliori salotti parigini, come il fauburg Saint-Germain, nel quale frequentava, oltre allo stesso Proust, Paul Morand, Valery, George Bernard Shaw, ed altri letterati del tempo. Ma chi era? Era una principessa, ma una principessa triste.

Nasce nel 1886 a Bucarest come Marthe Lucile Lahovari, in una delle famiglie più aristocratiche rumene. Suoi padre, ministro degli Esteri e, spesso in Francia, fa si che i suoi figli crescano in questo paese, motivo per cui solo all’età di 11 anni inizia a parlare la lingua rumena.

marthe sposaA 16 sposa il principe George Valentin Bibesco, diplomatico, aviatore e presidente della Federazione Aeronautica, un matrimonio infelice. Lei stessa in seguito scriverà :”Dare una vergine ad un uomo è come mettere uno Stradivari in mano ad una scimmia”.Nel 1905 suo marito viene nominato da Carol I per una missione diplomatica presso lo Scià di Persia, Mozaffar al-Din. Marthe lo accompagna. A Yalta incontra Maxim Gorky, lì in esilio. Annota le sue impressioni di viaggio e poco dopo pubblica quel bellissimo affresco che è gli “Otto paradisi” (Edizioni Sellerio), un vero gioiello per chi ama la letteratura di viaggi.

Seguiranno molti altri scritti, tra cui Il Pappagallo verde, Al ballo con Proust, Katia ( la storia di Ekaterina Dolgorukova, moglie morganatica dello zar Alessandro II e portata sullo schermo da una giovanissima Romy Schneider).

E poi quello che secondo me è il più bello di tutti “Izvor, il paese dei salici”, uno studio antropologico sull’anima dei contadini rumeni.

Mi sono divertita a cercare sue notizie su Gallica, l’emeroteca francese ed ho trovato molti articoli curiosi sui rotocalchi dell’epoca. Come si vestiva per andare a teatro, gli eventi che organizzava, la sua brillante vita sociale. Fu l’unica “francese” che oltrepassò la Porta di Brandeburgo seduta accanto a Guglielmo di Prussia (diritto riservato solo alla famiglia reale), e oltretutto lo fece nel difficile periodo in cui l’equilibrio tra Francia e Germania era precario a causa della questione dell’Alsazia-Lorena.

Assidua frequentatrice dell’Orient Express, aveva viaggiato negli Usa. Mircea Eliade l’aveva definita, con ragione, “un’europea del futuro”.

marthe anni 20Apparentemente una vita invidiabile, ma la realtà era assai diversa. Tutta la sua esistenza fu accompagnata da grandi dolori.

Ricevette in dono dal marito fedifrago il Palazzo di Mogosaia, ed in questo lei investì tutti i suoi averi, diventando il luogo in cui amava ritirarsi per circondarsi dei suoi più cari amici. Marcel Proust, Winston Churchill, Charles De Gaulle, Gordon Ramsay, Alfonso XIII di Spagna, sono solo alcuni dei celebri personaggi che vi hanno soggiornato.

Una serie di amori infelici, come quello per l’attachè militare Christopher Birdwood Thomson, morto nel dirigibile R101, disastro ben raccontato nel brano degli Iron Maiden, Empire of the Cloud (una canzone che dura ben 18 minuti).

E poi il comunismo, che la costringe ad abbandonare per sempre la sua amata residenza (requisita dallo Stato), trasferirsi in Francia, e ad allontanarsi per molti anni dalla sua unica figlia Valentine, catturata e messa in carcere col marito Dimitrie Ghika. Potrà riabbracciarli solo nel 1956, all’aeroporto di Londra, grazie all’intervento di Bulganin, premier dell’Unione Sovietica.

Marthe è costretta a lavorare per vivere, e fa quello che le riesce meglio. Collabora con molte riviste di moda, come Vogue, Marie Claire e continua la  produzione letteraria, che si concluderà con la sua ultima opera, La Ninfa Europa, dove racconta la storia della sua famiglia.

Muore a Parigi, nel 1973, all’età di 82 anni.

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Marthe Bibesco nel ritratto di Giovanni Boldini

Arte contemporanea in Romania

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Şerban Savu, Weekend 2 , 2007

Qualche giorno fa mi è capitato di conoscere Sandro Naglia , direttore d’orchestra e tenore, in Romania per un concerto. Pur essendo nato a Potenza e vivendo da anni in Veneto,è cresciuto nella mia cara Pescara. Complice la comune “abruzzesità”, l’indomani decidiamo di fare insieme un giro della città, puntando su quei luoghi che escono fuori dai soliti itinerari turistici.E così, nell’atmosfera berlinese di uno dei miei ristoranti preferiti di Bucarest(l’Alt Shift), di fronte alla parete raffigurante il fraterno bacio di Breznev e Honecker, Sandro mi racconta della sua grande passione per l’arte contemporanea e della sua collaborazione con il sito Collezione da Tiffany.

Non l’ho mai fatto prima, ma dopo aver letto il suo interessante resoconto di una giornata dedicata totalmente all’arte rumena contemporanea, ho deciso di riportarlo per intero.

Buona lettura!

Una gita a… Bucarest: arte contemporanea in Romania.

Dite la verità: cosa conoscete di arte contemporanea romena? Credo che i primi nomi che vengano in mente nel rispondere a questa domanda, per motivi quasi opposti e includendo involontariamente in un arco temporale tutto il Novecento, siano quelli di Constantin Brâncuşi e di Adrian Ghenie. Il primo (1876-1957) è stato uno dei più grandi scultori del XX secolo; il secondo (n. 1977) è uno dei giovani pittori contemporanei attualmente più in crescita nel mercato dell’arte: dopo aver stabilito nel febbraio 2016 in un’asta londinese di Sotheby’s il record assoluto per un dipinto di artista romeno, con I girasoli del 1937 battuto a 2,6 milioni di sterline (hammer price), ha poi surclassato il proprio record nell’ottobre successivo, sempre a Londra, con Nickelodeon venduto a 6,2 milioni di sterline da Christie’s.

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Adrian Ghenie, Nickelodeon, 2008

Tra questi due nomi in verità non molto è passato nella storia dell’arte romena, almeno quanto a visibilità internazionale, anche a causa delle note vicende politiche della nazione; si possono citare i nomi di Victor Brauner (1903-1966), Daniel Spoerri (1930) e Ana Lupas (1940), oggetto — quest’ultima — di riscoperta in questi recentissimi anni: ultimamente la Tate Modern ha acquisito ed esposto una sua installazione, The solemn process (realizzata in tre diverse fasi tra il 1964 e il 2008), e la Lupas è presente anche nella mostra in corso al Museion di Bolzano The force of photography. Ghenie a sua volta è la punta di diamante di una generazione di giovani artisti romeni che vede protagonisti, a livello internazionale, anche Victor Man (1974) e Mircea Cantor (1977), il primo con la sua pittura dai colori scuri piena di reminiscenze iconografiche, il secondo con la sua rivisitazione poetica della pratica del ready-made.

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Mircea Cantor, Rosace, 2007

Con la mia curiosità per la produzione artistica dei paesi poco sotto i riflettori, e approfittando di un soggiorno a Bucarest (ospitato, in maniera squisita, dall’Istituto Italiano di Cultura), decido di approfondire il panorama dell’arte contemporanea in Romania con la visita a un museo e a qualche galleria “di tendenza”. Il museo è ovviamente il Museo Nazionale di Arte Contemporanea, creato nel 2001 e dal 2004 insediato in un’ala del celebre e immenso Palazzo del Parlamento voluto da Ceauşescu negli anni Ottanta. Il Museo (che ha ospitato mostre curate, tra gli altri, da Hans Ulrich Obrist e Nicholas Bourriaud) si sviluppa su cinque livelli: un parterre e quattro piani con grandi e ariosi spazi in un elegante allestimento. L’ingresso è gratuito. Vi trovo in corso sei eventi: due retrospettive (Mihai Olos e Nistor Coita – entrambe fino al 26 aprile), la prima mostra in Romania dell’artista austriaco Oliver Ressler (Proprietatea e furt – La proprietà è furto, anch’essa aperta fino al 26 aprile), la performance di Cian McConn&Vivienne Griffin EU ≤ NOI / I as in Us (cui però non sono riuscito ad assistere – proposta fino al 23 aprile), un allestimento di video di Irina Botea Bucan (26 aprile) e — nel parterre — Another view on the collection as archive, che durerà invece fino all’8 ottobre.

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Il Muzeul Naţional de Artă Contemporană di Bucarest

Quest’ultimo è un allestimento sorprendente e affascinante: in pratica la messa in mostra (o la riproduzione) del magazzino del museo con le opere affastellate in ordine sparso, ognuna col suo cartellino identificativo d’inventario. Le une accanto alle altre, troviamo opere di ispirazione modernista (in alcuni casi Brâncuşi ha fatto scuola!), astratto informale e materico, Realismo Socialista e perfino arte cinetica e qualche installazione — alquanto sconosciuti gli autori, a parte una grande tela (cm 100×350) di Mircea Cantor: Cer variabil (Cielo variabile, 2007-2013), donata recentemente dall’artista. Facile a volte riconoscere i modelli occidentali cui questi artisti guardavano. Affiorano poi tutta una serie di busti e ritratti di Ceauşescu, da solo o con la moglie Elena, alcuni in uno stile più vicino al Realismo Socialista di stampo cinese post-Rivoluzione Culturale che a quello propriamente sovietico — effettivamente dagli anni ’70 in poi Ceauşescu si avvicinò ai modelli comunisti dell’estremo oriente —, alcuni altri, invece, anche interessanti dal punto di vista pittorico.

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Una vista di Another view on the collection as archive

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Mihai Olos, Untitled, oil on wood, 30 x 20 cm., courtesy of Olos Estate.

La grande retrospettiva dedicata a Mihai Olos (1940-2015) attraversa tutte le proteiformi fasi di questo artista di per sé proteiforme (fu anche poeta, saggista e performer): dall’astrattismo virante verso la op-art degli anni Sessanta al figurativismo di marca surrealista degli anni Ottanta che richiama soprattutto Masson (e, curiosamente, qualche volta anche Luigi Ontani); dalla grande installazione per il Cinema “Dacia” di Baia Mare, realizzata con placche di alluminio lavorato (di cui viene ricostruita solo una parte, perché l’originale intero copriva 120 mq di superficie) alle sculture in legno e ceramica. Tuttavia la parte più interessante della sua produzione mi appare quella delle piccole sculture — tra costruttivismo e origami, se mi permettete questo paradosso — realizzate letteralmente con ogni tipo di materiale: carta, cartone (inclusi sottobicchieri da birreria e cartone pressato per confezioni di uova), spago, matite, garza, plastica, polistirolo ecc. Di qui soprattutto il titolo dato alla mostra: Efemeristul / The Ephemerist.

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Nistor Coita, Sauroctonies, acrylic on canvas, 115 x 99 cm, 2011, photo Ioan Cuciurcă, courtesy of Irina Predescu.

 

Meno affascinante l’opera di Nistor Coita (1943), il cui segno un po’ ossessivo dà vita a figurette di volta in volta angeliche o archetipiche, spesso con una forte valenza erotica che le apparenta lontanamente a certe immagini di Carol Rama. Personalmente di questo artista trovo più interessanti le incisioni che le pitture. Il percorso video di Irina Botea Bucan (1974) Apostrof. Totul a început cu o ezitare a portarului (Apostrofe. Tutto è iniziato con l’esitazione del portiere) costituisce la sesta e ultima parte di un progetto iniziato nel 2014 e intitolato Punctul alb şi cubul negru (Il punto bianco e il cubo nero): tredici in totale i video proiettati (di cui sei riuniti in un’unica installazione), realizzati tra il 2003 e il 2016. La Bucan ha partecipato nel 2013 alla Biennale di Venezia, e ha esposto anche al Centre Pompidou, al Jeu de Paume, al Reina Sofia di Madrid e alla Biennale di Gwangju.

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Irina Botea Bucan, Impersonation, still da video, 2014

 

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Oana Năstăsache, Senza titolo, 2015

Bucarest ha, ovviamente, anche alcune gallerie d’arte “di tendenza”: una delle più note è la 418 Gallery, che ha appena concluso una collettiva intitolata An abstract feeling – Young Romanian artists con la partecipazione di sei artisti giovanissimi, tra i quali trovo promettente Oana Năstăsache (1992). Vi sono poi le due gallerie “internazionali” di Bucarest: la Galeria Nicodim , la cui prima sede è stata aperta a Los Angeles nel 2006 (poi a Bucarest nel 2012), e la Anaid Art Gallery, che dall’anno passato ha aperto una sede anche a Berlino. Altre gallerie d’arte contemporanea degne di nota sono Aiurart ; H’art, che ha una seconda sala H’art Appendix in Calea Victoriei, la “spina dorsale” del centro di Bucarest; Zorzini . Vi è poi Artmark , (in un palazzo ottocentesco dai bellissimi interni) che è galleria ma soprattutto casa d’aste: tra le opere esposte, mescolate a memorabilia calcistiche (inclusa la maglia indossata dal tale giocatore nella tale partita, perfettamente incorniciata…), trovo una scultura-assemblage di Spoerri degli anni ’70 (Raccourci), una bella tecnica mista 40×30 cm di Ghenie del 2001 (Enigma), alcuni quadri figurativi interessanti di Şerban Savu (1978) e anche un piccolo studio, matita su carta, di Nicolae Grigorescu (1838-1907) che è stato il più grande pittore romeno dell’Ottocento, formatosi in Francia alla Scuola di Barbizon.

A questo proposito, segnalo anche che al Museo dei Collezionisti d’Arte — creato nel 1978 e basato sulle grandi collezioni private confiscate dallo Stato all’epoca dell’insediamento del regime comunista (rinnovato poi nel 2003 con un nuovo allestimento) — è in corso fino al 30 aprile la mostra Pittura romena (1875-1945) dalla Collezione della Fondazione Bonte. Una sessantina le tele esposte (in generale di non eccezionale interesse) di alcuni tra i maggiori pittori romeni attivi nella prima metà del XX secolo, tra cui lo stesso Grigorescu (bello il piccolo Vaso con fiori di primavera), Ştefan Dimitrescu (1886-1933 — bello un suo Nudo) e Ştefan Popescu (1872-1948), di cui è esposto un cezanniano Paesaggio con alberi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Proteste in Romania 2, cronaca di un evento annunciato

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Domenica pomeriggio, scorrendo sulle pagine facebook di alcuni dei gruppi fautori della protesta, leggo che in serata è prevista un coreografico evento chiamato “tricolore umano”.

tricCondivido questa informazione sulla chat degli amici, chiamata Fellini Group –La famiglia (perchè quando si è lontani migliaia di km dagli affetti è bene farsene una anche qui), e la nostra di Bucarest è fantastica.

Qualcuno  è entusiasta di partecipare, altri un po’ meno, qualcun’altro si interroga su dove andare a mangiare.

Giustamente, l’idea di stare fermi al gelo e pure a stomaco vuoto non è delle migliori, ma una volta stabiliti gli itinerari il problema si risolve.

Raffaele vorrebbe venire ma, ahimè è troppo lontano. Andrea alla fine si mette in “modalità divano” e se ne sta a casa.

Il nostro colore sarà il blu, visto che veniamo tutti dalla zona nord di Bucarest. Scarichiamo l’applicazione  che viene suggerita dal gruppo Corupţia Ucide, soluzione preferibile al cartoncino colorato, così una mano può restare in tasca!

Il momento clou sarà alle 21. Il nostro appuntamento è alle 20,20 sotto il monumento ai Caduti dell’Aria. Marco e Zhainar sono in ritardo, è difficile trovare parcheggio. Dieci minuti di attesa sono sufficienti per rendersi conto di come sarà il resto della serata, siamo già a -7.

Sulle strade che conducono alla centralissima Piaţa Victoriei incontriamo poche forze dell’ordine, è evidente il clima pacifico. Due grossi camion della Jendarmerie, uno di fronte all’altro,  permettono l’accesso solo ai pedoni. Una misura necessaria, non sia mai detto che a qualche pazzo venisse in mente di emulare i fatti di Nizza…camion.JPG

La piazza è gremita. Sulla destra le parabole delle televisioni, giornalisti incappucciati e cameramen appollaiati sui cestelli degli elevatori.

La miscellanea dei manifestanti è molto variegata,giovani, anziani, bambini  che giocano con le bandiere e neonati nei marsupi. In Romania si va a protestare in famiglia, cani compresi quando ci sono. E’ questo il Popolo.

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Ma la maggior parte è costituita da giovani, diciamo quarantenni, ovvero quelli che hanno avuto modo di rendersi conto, magari viaggiando, che è possibile avere un paese migliore. Il dover “andare all’estero” deve restare una scelta, non un obbligo. Destini comuni.

Centinaia di volontari continuano a distribuire i fogli colorati, specificando i luoghi di raccolta, dove a manifestazione finita, dovranno essere lasciati.

I manifesti hanno slogan originali e pungenti.

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Manca poco alle 21, fa un freddo cane, nonostante i guanti ho le dita ghiacciate e non riesco a fare foto col cellulare, ghiacciato anche quello, in borsa. Per fortuna Marco è venuto munito di macchina fotografica (e calzamaglia, beato lui) e queste foto sono le sue.

Hoṭi (ladri) e demisie (dimissioni) sono le parole che rimbombano su tutta la piazza, insieme agli strumenti a percussione.

Poi alcuni segnali acustici avvertono che è arrivato il momento di azionare i telefonini, e per qualche minuto la piazza si accende di rosso, giallo e blu.

Finito questo, tutti, ma proprio tutti intonano l’inno nazionale, e sentirlo cantare da migliaia di persone provoca una certa emozione. Deșteaptă-te, române, din somnul cel de moarte, În care te-adânciră barbarii de tirani! Risvegliati, romeno, dal sonno della morte,al quale ti hanno sprofondato i barbari tiranni.

Se penso al mio, mi viene in mente solo lo stadio…

E’ arrivato anche Amato, che data l’altezza non ha faticato a trovarci, e finalmente possiamo dirigerci presso uno dei punti di ristoro, dove  giovani volontari  continuano a versare bidoni di tè gratuito nei samovar. E’ bollente,che sollievo.Ci vengono offerti anche biscotti alla cannella.

E’ ora di andare,e intirizziti torniamo tutti a casa. E già nel taxi vedo sui siti dei notiziari rumeni la foto del tricolore, un’immagine che entrerà a far parte della storia di questa nazione. C’ero.

 

 

 

Proteste in Romania

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Mentre scriviamo, nonostante nevichi, è ancora in atto una protesta che ormai dura da oltre una settimana e che vede centinaia di migliaia di persone scendere nelle principali piazze della Romania e non ( la diaspora in altre capitali d’Europa non se ne sta lì a guardare).

Il motivo di questa grande protesta è stato inizialmente l’abrogazione di un decreto  legge, discutibile, che avrebbe visto molti membri autorevoli del Governo scagionati del reato di corruzione. Un decreto legislativo firmato in un battibaleno a tarda notte. In un certo senso questo veloce sistema ci ha ricordato quello che si faceva nei tempi del comunismo, quando si andava a letto incensurati, per poi scoprirsi la mattina  colpevoli di qualche reato sul quale avevano legiferato solo poche ore prima. E la notizia veniva data direttamente dalla Securitate che veniva a prelevare i malcapitati alle prime luci dell’alba.

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Nel caso di oggi, se la legge fosse andata in vigore, molti politici avrebbero visto improvvisamente depenalizzati i loro reati di abuso d’ufficio e altri reati di corruzione.

Una beffa, per far passare questa azione come un’ inevitabile misura per svuotare le carceri, ormai troppo affollate. Come già detto in passato, il sistema penale in Romania è molto severo, si va in carcere per reati davvero minori, come la guida senza patente. Molte mamme si trovano in prigione per aver rubato per sfamare i figli. Ma accanto a questi ci sono tanti politici o persone in qualche modo importanti…Perchè se si commette un reato si finisce dritti dentro, qui!

Ma la Romania è uno dei paesi più corrotti d’Europa e la DNA (Direcţia Naţională Anticorupţie ) ogni giorno ha il suo bel da fare. Ed il popolo rumeno è un popolo che si indigna!

Ecco quello che traspare ai nostri occhi di straniere, una lezione di democrazia, da un paese che, a differenza di tanti altri, l’ha ottenuta dopo e a caro prezzo. E non intende rinunciare a questo che è l’unico strumento per aspirare a una vita migliore.

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Negli ultimi anni abbiamo visto ben tre volte proteste, quelle vere, non quelle dei social network.

Manifestazioni pacifiche, in cui sfilano anche le famiglie, mai infestate da squadristi mercenari (tranne una piccola parentesi di Ultras, qualche giorno fa, placata nell’arco di pochissimo tempo).

Nelle elezioni  presidenziali, nel 2014, alla diaspora all’estero non era stato permesso votare a causa della chiusura anticipata dei seggi elettorali. Victor Ponta sapeva di non avere molto ascendente sui quei connazionali. Il romeno ha un grande senso di appartenenza al suo paese; in molti, pur di andare ad esprimere la propria preferenza, avevano fatto viaggi lunghissimi per raggiungere i seggi elettorali. Il popolo si è indignato, migliaia di persone hanno sfilato per le strade principali per giorni , con il risultato che tutto questo scontento ha finito per…far vincere l’avversario, che stando ai risultati del ballottaggio non era favorito.

Un anno fa, dopo la tragedia del Collectiv, di nuovo proteste contro un sistema di mazzette, che impediva la chiusura di molti locali privi di sistemi di sicurezza e che in seguito aveva portato in evidenza la pessima situazione sanitaria in regime di urgenza. Ed anche qui, conseguenza della manifestazione, è stata la consegna delle dimissioni del Primo Ministro!

Quello che succederà adesso non si sa, non è un nostro argomento, per questo esistono i media, ma siccome lo scopo è quello di far conoscere la Romania, vedere un popolo, stretto sotto la propria bandiera, andare contro i poteri forti fa sorgere spontanei ed inevitabili  paragoni…

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Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.

Terremoti in Romania

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In tutti i libri che raccontano la storia di Bucarest c’è sempre un capitolo sulle calamità naturali che hanno colpito la città nel corso dei secoli. Prima fra tutte il terremoto.

Non sappiamo quante guide ne parlino, e se qualcuno si preoccupi di verificare la sismicità di un paese che va a visitare. Forse dopo quelli accaduti in Italia, si è maggiormente sensibili. Una frase detta e ridetta, ma che fatica a entrare nell’immaginario collettivo, è che il terremoto non uccide, a questo pensa l’opera dell’uomo.

E se si viene a Bucarest è meglio saperne di più.

Per esempio gli ultimi due a essersi sentiti in città sono stati a settembre e alla fine di dicembre 2016, entrambi di 5.3 Richter. L’epicentro è sempre in Vrancea, la zona più sismica della Romania, i terremoti si producono in profondità (tra 60 e 220 km) e si sentono anche a molta distanza dall’epicentro (Bucarest si trova lontana 130km).

Il primo terremoto a essere stato registrato nella storia della città risale al 1681. Da allora, con una cadenza costante, in ogni secolo ce ne sono stati di media una decina. I peggiori (sopra i 7 Richter) sono stati: 1802 (magnitudo stimata tra 7.9 e 8.2), 23 gennaio 1829 (7.3) riportato nelle cronache per il fatto che moltissimi edifici crollarono ostruendo intere strade e il termomentro segnava -11°C, 1838 (7.5), 1893 e 1894 (7.1). Nel secolo scorso: 1908 (7.1), 1940 (7.4), 1977 (7.2, durato quasi un minuto) e 1986 (7.1).

Tra questi ultimi, ancora vivo nel ricordo di tutti è quello del ’77  con 35.000 case distrutte in tutto il paese mentre a Bucarest le vittime furono circa 1400.

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L’evento fu sfruttato da Ceausescu per far piazza pulita di molti edifici storici e creare una nuova città comunista sul modello di Pyongyan (bell’ispirazione!).Tutto ciò che venne edificato da quel momento fu in cemento armato e con severi criteri antisismici.

Il problema oggi è che molte costruzioni rimaste in piedi all’epoca potrebbero crollare al prossimo terremoto. A tal proposito è stata realizzata una mappa che non si limita alla zonizzazione sismica, ma elenca e classifica tutti gli edifici in base al rischio. Molte costruzioni risalenti a prima della seconda guerra mondiale e i palazzi degli anni ’60 si sono visti attribuire un “bollino rosso”, con vari gradi di rischio, a seconda delle condizioni strutturali. Sulla mappa tutti possono verificare la sicurezza di un edificio semplicemente inserendone l’indirizzo. Bucarest è la prima capitale d’Europa ad averne redatta una.

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Putroppo, non di rado, può capitare che i locali più frequentati e alla moda si trovino all’interno di questo elenco, ma attratti dalla bella musica e dalla folla si tenda a dimenticarsene. Evitate il bollino rosso!

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Nessun allarmismo, ma un consiglio a guardarsi intorno, e memorizzare sempre le uscite di sicurezza! Questo vale anche per gli incendi, altra calamità che da sempre affligge Bucarest. Una volta il motivo erano le costruzioni tutte in legno, oggi è la mancanza di rispetto delle norme di sicurezza.

Proprio un anno fa il terribile rogo del Colectiv durante un concerto, con 64 morti e appena tre giorni fa quello del Bamboo, la discoteca più spettacolare della città.

Chi fosse interessato a visite guidate di Bucarest o della Romania può contattare Ursula.